postato da Goldenspirit alle ore 23:37
venerdì, 04 aprile 2008

Poco fa stavo passeggiando per un forum sulla spiritualità e mi ha colpito in particolare un messaggio. Il succo era questo: "non riesco a integrare la spiritualità nella vita di tutti i giorni,  mi sembrano due piani inconciliabili; le priorità e i valori del quotidiano, nostri e ancora di più della gente che vediamo intorno a noi,  e le altezze (o le profondità) dei principi spirituali, così lontani e misteriosi... " 

Mi sono misurata a lungo con questa faccenda, devo dire che per un bel pezzo della mia vita è stata una delle questioni più assillanti e sofferte: non trovavo niente di spirituale nè di elevato andando in ufficio, nel traffico, nel supermercato, nei valori che vedevo esaltati intorno a me. Dovevo chiudermi in camera, accendere le candele profumate, gli incensini, calarmi nel silenzio, e dopo un po' (non sempre), in meditazione, potevo sentire qualcosa di diverso, di "spirituale", dentro di me. Ma guai a riaprire gli occhi!... Tutto tornava materia, tutto sottostava alle leggi di gravità, di eletromagnetismo, e c'era la cena da preparare, e i piatti sporchi nel lavandino. Uscivo da un mondo ed entravo in un altro. Non c'era via di comunicazione. Poi ho fatto un piccolo passo avanti, che però ha avuto enormi ripercussioni, un "salto quantico", mi piacerebbe definirlo. Nessuno pensi che sto per dire che sono illuminata. Semplicemente il problema si è dissolto, è svanito, e la realtà di tutti i giorni a un certo punto è diventata spirituale. In un certo senso, difficile da spiegare, la materia non esiste più, tutto è semplicemnte una diversa condensazione della stessa emissione, in qualunque modo uno voglia chiamarla o sentirla. Lo so che ho scoperto l'acqua calda, che sono cose dette e ridette, sentite e risentite; in realtà, però, diventano vere solo se e quando qualcuno le vive, e in quel momento vivi una grande scoperta. Adesso per me la realtà materiale è solo un condensato di luce, e il punto cruciale è che io la vedo. La vedo in parecchi modi diversi che non voglio elencare, descrivo solo il più bello, quello che mi dà più emozione: improvvisamente quando neanche ci penso, da qualche parte (nel pavimento, nel muro, in un angolo dell'armadio), sbocca un fiotto di luce, come se perforasse la superficie da dietro, una piccola esplosione lucentissima, sfavillante, che dura anche due secondi, e poi si ritira, si rintana negli atomi e negli eletroni da dove è emersa. Le prime volte non le ho dato retta: un'illusione ottica, un gioco di luce (e infatti...), ma poi è diventata un'esperienza familiare, un'esperienza che mi provoca un brivido di felicità e un senso di sicurezza, di certezza incredibili. Adesso mi rendo conto che quando passeggiavo nei boschi e improvvisamente il paesaggio acquistava tinte forti e contrastate, come un quadro del Caravaggio, erano i primi segnali di queste esperienze. Allora non capivo, ero rapita e basta... Non penso di aver scoperto tutto, non so se la realtà esiste o se è tutto un sogno, illusione, Maja. So che ho tantissima strada da fare ancora, ma a questo punto posso dire di aver davvero fatto i primi passi. Adesso la realtà mi piace, mi intriga, mi seduce e io voglio esplorarla fino in fondo. Tanti anni di ricerca, di meditazione, di struggimenti, credo stiano portando i primi frutti. Nemmeno penso che non avrò più crisi, che non sarò mai più depressa o stanca, e che mi alzerò con la voglia di andare in ufficio la mattina. Continuo ancora ad aspettare il sabato e odio lavare i piatti quasi come prima. Ma ho un asso nella manica, ho un appiglio, "un gancio in mezzo al cielo", come dice Baglioni. Mi aspetto esperienze sempre più belle e intense, profonde, e per me non ci sono mete più grandi da inseguire.

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postato da Goldenspirit alle ore 22:02
venerdì, 25 gennaio 2008

Una persona che camminando incontra un pipistrello che le vola sulla testa urla spaventata "Che schifo!".
Due topolini che zampettando incotrano lo stesso pipistrello che vola loro sulla testa si fermano e dicono "Guarda, un Angelo...!"
Fabio Marchesi, "La fisica dell'anima" libro importante tra spiritualità e scienza, con qualche pennellata d'umorismo.

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postato da Goldenspirit alle ore 09:55
giovedì, 10 gennaio 2008

sei mesi che non scrivo. mi sento un'estranea nel mio stesso blog e nella blog-sfera.

ho ripreso connessione e computer da 8 giorni ma sono senza parole. come quando torni nella casa della tua infanzia, ed è così strano, così familiare e lontano nello stesso tempo... era tutto tuo e adesso sembra che niente ti riconosca più.

sto per farmi coraggio.

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postato da Goldenspirit alle ore 21:14
mercoledì, 04 luglio 2007

Lo so, lo so che quando non si ha niente da dire sarebbe meglio stare zitti, ma io stasera ho assolutamente voglia di chiacchierare, di mettermi in mezzo, di esserci. Perchè sono proprio felice, appunto, di esserci. No, non felice perchè è accaduto qualcosa di particolare, perchè ho ottenuto qualcosa che desideravo, o raggiunto qualche agognata meta. Quelle sono felicità straordinarie, ossia rare, occasionali e poco durature. La mia felicità invece è ordinaria: sono felice perchè respiro, perchè c'è tanta aria fresca che entra dalla finestra e i rami degli alberi che si muovono al vento sembra mi stiano salutando.

Essere felici perchè c'è l'aria è davvero una gran fortuna. Dubito, infatti, che l'aria possa finire prima della fine della mia vita, prima del mio ultimo respiro.

Ne consegue che potrei tranquillamente continuare ad essere felice al meno fino ad allora.   

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postato da Goldenspirit alle ore 21:39
domenica, 10 giugno 2007

"Dio è un ronzio impercettibile che sfreccia via all'infinito rimbalzando su ogni atomo che incontra."

Ho scritto questa cosa a 12 o 13 anni, a dimostrazione del fatto che Dio è sempre stato nei miei pensieri e che già da ragazzina la mia visione non era proprio quella classica. E ancora adesso immagino Dio in modo simile, non come un'entità definita, ma più come qualcosa di fluido, eternamente in movimento, con un suono sordo in sottofondo, un gigantesco motore che gira lento e inarrestabile, una potenza spropositata... tutta completamente a nostra disposizione, da attingere a piene mani per farne qualunque cosa vogliamo farne, come creta nelle nostre mani divinamente libere .

Perchè Dio non è nulla e non sa nulla se non tramite le nostre esperienze. Noi portiamo Dio in vita e Gli diamo consapevolezza di Sè. Noi siamo il desiderio di Dio di essere: il Suo Pensiero  "IO SONO" si è sbriciolato in miliardi di frammenti che hanno preso vita e hanno cominciato a camminare verso la consapevolezza, attraverso l'esistenza e l'esperienza. E durante il viaggio si sono anche persi, si sono sentiti soli,  abbandonati, spaventati e senza speranza. Ma Dio ama i Suoi frammenti, perchè sono la Sua Vita. E finalmente questi Suoi amati frammenti stanno cominciando a risvegliarsi, a capire cosa sono: stanno raggiungendo la meta della consapevolezza, e tutti gli errori, gli orrori, le colpe, i terrori... erano solo vita, erano solo manifestare e scoprire l'esistenza...

Sembra impossibile, non riusciamo a crederci, ne abbiamo persino paura: ma non si scappa, siamo proprio pezzetti di Dio, individuali ma uniti in Lui, viviamo in Lui e abbiamo tutto il Suo amore incondizionato, la Sua potenza, la libertà. l'eternità, e la Sua esuberante, irrefrenabile voglia di esistere. Prima o poi accetteremo questa assurda, meravigliosa realtà: Dio è Noi... e anche tutti gli atomi, gli elettroni, i fotoni che ci circondano e giocano con noi, e ci fanno da penna e da quaderno,  da tastiera del computer, e poi da maglietta e da pelle, da mani che scrivono e da lenzuola e coperte, da sole che ci scalda e pioggia che ci bagna, da lacrime e da respiro. Dio ci avvolge e ci abbraccia in ogni momento del giorno e della notte. E viene con noi in ogni avventura che scegliamo di farGli vivere, viene con noi nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia e non c'è -non c'è- morte che ci separi.

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postato da Goldenspirit alle ore 00:02
domenica, 03 giugno 2007

Il gioco, è finito, tutto è cambiato. No, anzi, solo io sono cambiata, ma questo è bastato. I giocattoli dei bambini non mi interessano più, non voglio niente, sono distaccata,  guardo il mondo, e i suoi affanni mi lasciano indifferente. Al massimo mi fanno tenerezza. Mentre dentro di me sto scoprendo una ricchezza che non può essere paragonata a niente in questo mondo.

Chiudo gli occhi, mi invade una pace dolcissima, un silenzio più melodioso del canto degli angeli, e mi allago d'amore. Forse il miracolo è tutto qui. Ho imparato ad amarmi. Ed ora che il vaso è colmo può traboccare all'esterno e tabocca, trabocca...

Ci sono volute decine di anni.. Sembra impossibile quanto bene si possa imparare a non amarsi. E viviamo senza saperlo, pensiamo di tenere a noi stessi, amor proprio, dignità, per noi solo il meglio... Ma quando impariamo ad amare noi stessi veramente, tutta la vita si capovolge, si stravolge: una persona che si ama si vede a un miglio di distanza, la sua presenza è una benedizione, diffonde calore, amore, gioia, serenità, è come una torcia nella notte. E' pacato, tranquillo, è invulnerabile. E' in pace. Io mi sento così, a volte. Per turbare la mia quiete ora ci vuole qualcosa mille volte più potente di prima, quando bastava un soffio per agitare la superficie.

Sto qui con me. La mia compagnia è come un balsamo, è "Brodo caldo per l'anima". Mi amo, e non mi basta mai, ma tanto ce n'è, ce n'è all'infinito. E' strano. Se cerchi di spingere l'amore fuori di te per mandarlo verso gli altri, invece si prosciuga. Inutile sforzarsi di amare il prossimo. Ma se lo rigiri e lo punti tutto verso di te, è come se innescassi una miccia, e la bomba esplode: crollano le dighe, cedono le barriere, l'amore straripa e tutto s'inonda. E quando tutto ciò che vedi, vivo o inanimato è bagnato, inzuppato del tuo amore, l'universo risplende di te, ed è beato. Perchè si sente amato. Niente e nessuno desidera altro.

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postato da Goldenspirit alle ore 21:03
lunedì, 28 maggio 2007

La nostra paura più profonda non è quella di essere inadeguati.
La nostra paura più grande è di essere potenti al di là di ogni misura.
E’ la nostra luce e non il nostro buio ciò che ci spaventa.
Ci domandiamo: “Chi sono io per essere brillante, magnifico, pieno di talento, favoloso?”.
In realtà, chi sei tu per non esserlo?
Tu sei un figlio dell’Universo.
Il tuo giocare a sminuirti non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato nel rimpicciolirsi in modo che gli altri non si sentano insicuri intorno a noi.
Noi siamo fatti per risplendere come fanno i bambini.
Noi siamo fatti per rendere manifesta la gloria dell’universo che è in noi: non solo in alcuni di noi, ma in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, noi, inconsciamente, diamo alle altre persone il permesso di fare la stessa cosa.
Quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.
 
Nelson Mandela

(post copiato dal blog di una cara amica)

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postato da Goldenspirit alle ore 14:25
sabato, 26 maggio 2007

Sono sdraiata in un campo di trifogli. Li guardo da vicino, sono tutti uguali, eppure tutti diversi, unici... E nessuno di loro si chiede se è bello, più bello di quello vicino, più verde, più grosso... Nessuno ceca di rubarsi il sole, o la terra o l'umido fresco che sale dal basso. Stanno lì, fremono al vento, si offrono al sole, tutti vicini vicini, splendidi, pieni di vita, così fitti che uno in più non ci starebbe, delicati, abbondanti, esuberanti. E non vogliono altro che essere qui, offrirsi al sole, alla brezza, all'umido fresco che sale dal basso... niente altro che essere trifogli, felici di essere vivi prorpio in questo punto dell'universo, proprio in quest'istante dell'eternità.  

Le cose più semplici a volte trasmettono grandi verità. 

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postato da Goldenspirit alle ore 11:14
giovedì, 24 maggio 2007

Mi è venuto da riflettere sulla frase "Dio ci ha creati a Sua immagine e somiglianza". Mi chiedo: come possiamo interpretarla? che insegnamento ne possiamo trarre?
Di certo non penso significhi che Dio ha 10 dita, 32 denti e globuli rossi e bianchi che passeggiano per il Suo corpo. In effetti credo che non abbia proprio un corpo. Beh, non uno fisso almeno... Verrebbe da pensare che la somiglianza deve essere spostata ad un livello metafisico. Io non conosco Dio, o meglio, forse non me lo ricordo, perchè ho come la sensazione che al principio dei tempi dobbiamo esserci già incontrati. Comunque adesso come adesso sulle Sue caratterische posso azzardare solo delle ipotesi. Diciamo che un Dio "mortale" non soddisferebbe le mie aspettative. Effettivamente io Dio me lo immagino necessariamente eterno, qualunque interpretazione si voglia dare all'eternità. Un'altra caratterstica che mi aspetterei che avesse è il potere. Se Dio non fosse onnipotente, o almeno molto potente, dovrei rivedere compeltamente il concetto che ho di Lui. Si dice inoltre, sempre azzardando ipotesi, che sia un tipo molto "creativo".  E dulcis in fundo, resterei terribilmente delusa se Dio non fosse buono. In effetti questa è la caratteristica principale che, nebulosamente da qualche parte nelle mie profondità, sento che Dio dovrebbe avere. Buono non nel senso contrapposto a "cattivo", nel senso bene e male. Buono nel senso che non giudica, che permette, che espande, che ama, che esplode di Vita e di Amore. 
Ora torniamo alla somiglianza. Se non si tratta di somiglianza fisica, in cosa possiamo essere simili e riflettere la Sua immagine? Sembrerebbe che a qualche livello dobbiamo per forza essere o immortali, o potenti, o creativi, o amorevoli. O tutt'e quattro le cose. E magari molto altro ancora. Ma dove le trovo queste caratteristiche dentro di me? A prima vista non ci sono proprio. Eppure, a meno di non mettere in discussione l'idea intera della somiglianza, in qualcosa dobbiamo essere come Lui. C'è qualcosa che va oltre. Da qualche parte devo avere una mente potente, un'anima immortale, uno spirito creativo. Quello che vedo non può dunque essere la mia realtà, a meno che anche Dio non sia fatto di cellule che invecchiano, si ammalano e muoiono, a meno che anche Lui non sia intrappolato nella materia, e in tutte quelle carettistiche umane che rendono spesso la vita così misera e pesante. Se io somiglio a Dio, Lui somiglia a me, non si scappa. E se è vero che io ora sono qui, sul divano sganganato di vimini, nel mio giardinetto a scivere -e Lui deve essere qui con me, per essere come me-, è pure vero che io posso espandermi e conoscere la mia parte immortale, spirituale e creativa, potente, onnipotente, per essere come Lui.
Se io somiglio in qualunque modo a Dio, devo esere qualcosa di grande, di splendido, qualcosa da amare e rispettare, da onorare ad ogni passo, in ogni istante della mia esistenza. Se invece non apprezzo me stessa, non apprezzo Lui che mi somiglia. E se continuo a credere di essere solo un corpo, destinato ad una esistenza breve e spesso dolorosa, non mi rendo conto di quello che invece Lui mi ha dato, non mi sforzo nemmeno di cercarlo, di capire quali e quante siano le mie potenzialità, i Suoi doni. Credo che sia ora di cominciare a farlo.  
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postato da Goldenspirit alle ore 12:02
martedì, 08 maggio 2007

Se dovessi scegliere una parola per riassumere la vita sceglierei libertà. Che non significa essere a piede libero invece che dietro alle sbarre, anzi, forse se io  fossi dietro le sbarre potrei sentirmi ancora più libera: nessuna preoccupazione di carattere materiale e tutto il tempo a disposizione per meditare... ma io so di non essere normale. Comunque un tentativo di definizione della libertà potrebbe essere: "Non mi aspetto niente da nessuno, e nessuno deve aspettarsi niente da me". Anche se può sembrare egoista in realtà questa per me è la più alta definizione dell'amore: in questa ottica amore e libertà sono sinonimi. Aspettarsi qualcosa significa avere delle pretese, e l'amore non ha mai pretese. L'amore non chiede nulla, semplicemente fluisce, scorre come un maestoso fiume.  E quello che offre lo offre spontaneamente, non per soddisfare pretese o per non ferire o non offendere. Quella è politica, ipocrisia, è finzione: mi comporto in un certo modo perchè mi sento spinto a farlo, ma non parte da me. Non è amore. L'amore non sa che farsene di quello che non viene dato spontaneamente, e a sua volta, non può che dare spontaneamente: è addirittura un obbligo per l'amore dare, non riuscirebbe a farne a meno, non potrebbe trattenersi neanche volendo. Non ha bisogno di richieste nè di inviti.  Se questo dare spontaneo non c'è, non c'è nemmeno questo tipo di amore, per quanto la tua coscienza o il tuo senso morale, la tua responsabilità (chiamala come vuoi basta che non la chiami amore), possa spingerti a comportarti nel migliore dei modi. E un'altra cosa: la tua coscienza o il tuo senso morale o quello che è, prima o poi chiederanno il conto. Ti aspetterai del riconoscimento, della gratitudine, qualcosa in cambio di quello che hai dato. Allora potrai esere davvero certo che non si trattava di amore, perchè questo l'amore non lo farà mai. E' incapace di pretendere. 
Quando l'amore c'è, risplende. E quando raggiunge la vetta della libertà, allora è "Quell'Amore".
Libertà è anche non avere vincoli, zavorre. Ad esempio noi pensiamo che più "cose" abbiamo, più possiamo sentirci tranquilli e sicuri. Possedere oggetti o denaro ci rende meno vulnerabili. In realtà, è il contrario. Le cose che possediamo non si preoccupano mai per noi, ma noi dobbiamo ben preoccuparci di loro. Ci legano come salami. Desideri una bella macchina. Lavori come un matto per comprartela, poi per mantenerla, poi devi preoccuparti perchè potrebbero rubartela, o graffiartela, e mentre fai tutto questo, il tuo stato d'animo è sempre lo stesso di quando la desideravi e pensavi che saresti stato felice avendola. Invece non è cambiato niente (una macchina non ha mai reso felice nessuno per più di una settimana) se non che ora tu sei più legato. E la casa? La posizione, il prestigio, la donna più bella, l'orologio d'oro e il vestito firmato?  Tutti legacci che ti si avvinghiano fino a toglierti il respiro. E il bello è che ad ogni desiderio realizzato subito se ne sostituisce uno nuovo che ti fa prontamente ricominciare da capo. Senza tregua, senza tregua. E improvvisamente, ecco che devi andare... da un momento all'altro, fra 10 minuti o 100 anni, per l'eternità fa poca differenza... che dire di tutto quello che ti sei ammazzato per accumulare? Resta a terra, mentre tu te ne vai; tutto ciò a cui hai dato tanto valore da consacrargli tutto il tuo tempo, guarda: a che ti serve ora? Devi lasciarlo lì. Devi lasciare proprio tutto, tutto fino alle ossa, alla cellulite, al mal di schiena e ai capelli ossigenati. Tutte cose che sembravano così tue...  Ora dici avrei dovuto vivere diversamente. Ora scopri che quelle stesse cose che ti sono costate la libertà, non puoi nemmeno tenerle.  E le cose TI COSTANO la libertà, perchè più cose hai, più sei vincolato, preoccupato, pieno di responsabilità e impicci da sbrigare. Non hai tempo, non hai spazio dentro di te per un'emozione, per sederti sotto un albero a guardare il sole che scende, per commuoverti davanti alla natura, per amare gli alberi, per ascoltare il canto degli uccelli, per perderti seguendo il volo di un gabbiano, per inseguire un capriolo nel bosco. Per domandarti se per caso dentro la macchina, oltre ai muscoli esiste davvero un cuore. Meno cose hai, più puoi passeggiare sulla spiaggia senza preoccupazioni, leggero, spensierato. Se non hai nulla, di cosa ti devi preoccupare? Cosa devi proteggere? Se non desideri nulla, per cosa ti devi stressare?
Basta poco, poco davvero per essere ricchissimi.   

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